LA DIAGNOSI DEL SOVRACCARICO DI FERRO

Si può sospettare la presenza di un sovraccarico di ferro quando gli indici biochimici dello stato del ferro sono aumentati. La presenza del sovraccarico di ferro va poi confermata con la biopsia epatica, oppure con indagini strumentali quali la risonanza magnetica nucleare o con sistemi più raffinati quali lo SQUID, oppure mediante la valutazione retrospettiva della quantità totale del ferro rimosso con la salassoterapia. La diagnosi differenziale tra le diverse cause di sovraccarico di ferro può essere difficile e richiede un'attenta analisi del quadro clinico, degli esami del sangue, degli esami strumentali e dei dati istologici derivanti dalla biopsia epatica. La recente identificazione del gene dell'emocromatosi (HFE) e delle sue mutazioni ha aggiunto un importante mezzo da utilizzare nella diagnosi differenziale delle diverse condizioni responsabili del sovraccarico di ferro.

Gli indici biochimici dello stato del ferro
Vanno considerati principalmente tre esami: la sideremia, la percentuale di saturazione della transferrina e la ferritina. La sideremia considerata singolarmente non ha alcun valore nella diagnosi del sovraccarico di ferro, ma costituisce un indice obbligatorio da misurare perché è necessario per definire la percentuale di saturazione della transferrina. Nell'approccio alla diagnosi delle malattie da sovraccarico di ferro, bisogna tenere in considerazione che:
a) alcuni di questi indici possono aumentare anche in condizioni non associate alla presenza di un vero sovraccarico di ferro;
b) in alcune malattie da sovraccarico di ferro, la saturazione della transferrina e la ferritina possono comportarsi in modo diverso a seconda dei diversi meccanismi responsabili del sovraccarico di ferro.

La saturazione della transferrina
Corrisponde al rapporto tra la sideremia e la capacità della transferrina di legare il ferro (capacità ferro legante totale). Tuttavia in molti laboratori la capacità ferro legante totale non viene misurata direttamente, ma viene dedotta dalla concentrazione della transferrina circolante dopo correzione per una costante (mg di transferrina moltiplicati per 1,42).
La saturazione della transferrina è influenzata da diversi fattori che ne possono limitare l'utilità. Essa può essere elevata anche in assenza di un vero sovraccarico di ferro come per esempio può accadere nelle epatopatie acute o croniche. In questi casi infatti la sideremia può essere elevata (come conseguenza della fuoriuscita di ferro dalle cellule del fegato danneggiate dalla malattia epatica) e la transferrina può essere diminuita (come conseguenza della ridotta intesi epatica dovuta all'insufficienza epatica). Con il tempo tuttavia questa situazione può condurre o partecipare allo sviluppo di un vero sovraccarico di ferro secondario alla cirrosi.
Negli stati di sovraccarico di ferro, la percentuale di saturazione della transferrina è in genere elevata (>50%) tranne alcune condizioni particolari, ma comuni, quale il sovraccarico di ferro che accompagna gli stati dismetabolici e altre situazioni assai rare (deficit di vitamina C indotto dal sovraccarico di ferro, aceruloplasminemia, malattia di Gaucher).

La ferritina sierica
E' aumentata in una serie di condizioni non associate ad un reale sovraccarico di ferro quali: le infezioni, gli stati infiammatori acuti e cronici, l'epatopatie acute e croniche, l'abuso alcoolico (vuoi per un'azione diretta dell'alcool sulla sintesi della ferritina, vuoi per il danno epatico alcool dipendente) e la cosiddetta sindrome dell'iperferritinemia e cataratta congenita.
Negli stati di sovraccarico di ferro, la ferritina sierica è elevata, al di sopra del valore massimo di normalità corretto per età e sesso ed è quasi sempre associata alla presenza di un'elevata saturazione della transferrina, se si escludono quelle condizioni summenzionate (vedi paragrafo precedente). Nell'emocromatosi valori di ferritina sierica superiori a 1000 mcg/L sono spesso accompagnati alla presenza di fibrosi o cirrosi epatica. Analoghi livelli sono associati ad un rischio aumentato di complicanze nella talassemia major (sovraccarico di ferro trasfusione dipendente).

Valutazione del sovraccarico di ferro

La biopsia epatica
E' ancora essenziale nell'iter diagnostico delle malattie da sovraccarico di ferro. La biopsia epatica permette di accertare in modo inequivocabile la presenza del sovraccarico di ferro nel fegato, di definire la distribuzione del ferro nel lobulo epatico, di dare una valutazione semi-quantitativa del ferro in eccesso e di misurare direttamente la concentrazione del ferro epatico, infine dà informazioni sulla presenza o meno di danno nel fegato sia esso dipendente dal ferro o da fattori associati (alcool o infezione da virus epatitici).
La distribuzione del ferro nel lobulo epatico può variare nelle diverse malattie da sovraccarico di ferro in relazione ai meccanismi responsabili dell'accumulo di ferro e talvolta l'analisi della distribuzione del ferro nel lobulo epatico è più utile della misurazione quantitativa del ferro nella diagnosi differenziale delle malattie da sovraccarico di ferro. Per esempio nell'emocromatosi, il ferro si accumula prevalentemente nelle cellule epatiche ed in modo omogeneo, contrariamente a quanto si osserva nel sovraccarico di ferro associato alle malattie croniche di fegato (da alcool o virus) in cui l'accumulo di ferro è più disomogeneo e coinvolge più elementi cellulari oltre agli epatociti.
La misurazione quantitativa del ferro epatico (LIC) è un importante criterio di valutazione del sovraccarico di ferro. Un indice derivato, l'indice epatico del ferro, che è il rapporto tra LIC ed età costituisce un buon indice per distinguere l'emocromatosi ereditaria dal sovraccarico di ferro secondario all'epatopatia alcoolica.

Altri metodi
La quantità di ferro rimosso mediante salassoterapia è un metodo affidabile per definire la reale entità del sovraccarico di ferro, ma non dà informazioni utili per differenziare tra le diverse cause di sovraccarico di ferro. Nei soggetti normali la quantità di ferro rimovibile con i salassi settimanali è inferiore ad 1,5 g, mentre nelle condizioni di sovraccarico di ferro è maggiore di 5 g fino anche a 20, 30 g (ogni grammo di ferro rimosso equivale a circa 5 salassi settimanali).
Esistono tuttavia, in particolare nelle forme iniziali di sovraccarico di ferro, situazioni intermedie. Molti studi hanno dimostrato che la risonanza magnetica nucleare può misurare in modo adeguato la quantità di ferro nel fegato, tuttavia il sistema va adeguatamente tarato e non ha comunque la stessa affidabilità della biopsia epatica. Viceversa lo SQUID è un sistema non invasivo assai preciso nella misurazione della quantità di ferro accumulato nel fegato. Esso è tuttavia uno strumento estremamente costoso ed è quindi scarsamente disponibile (per esempio in Italia esiste un solo apparecchio a Torino, utilizzato prevalentemente per il monitoraggio del sovraccarico di ferro nei talassemici politrasfusi).

Analisi molecolare
In presenza di indici biochimici del ferro aumentati, una volta escluse le principali cause di sovraccarico di ferro secondario, l'indagine diagnostica più semplice è costituita dall'analisi delle 2 mutazioni del gene dell'emocromatosi (HFE) oggi conosciute e denominate C282Y e H63D.
Uno stato di omozigosi per la mutazione C282Y (che significa aver ereditato questo difetto sia dal padre che dalla madre) è quasi sempre associato alla presenza di un quadro clinico, biochimico ed istologico di emocromatosi. Permette cioè di fare diagnosi di malattia e permette, nei casi iniziali, di evitare la biopsia epatica. Nell'articolo relativo alla classificazione del sovraccarico di ferro è mostrata la relazione esistente tra il genotipo HFE (cioè le diverse possibili combinazioni delle mutazioni del gene HFE) ed il quadro clinico. L'analisi molecolare del gene HFE permette anche di distinguere tra l'emocromatosi e le epatopatie croniche con sovraccarico di ferro secondario, o per definire gli stati in cui entrambe le due condizioni coesistano.

dr. Alberto Piperno

[Articolo pubblicato il 31-03-99]